21 Marzo 2020

Sulle tracce di Hopper

Locandina della mostra

Inizio progetto Hopper

L’inizio di questa avventura è stata una visita casuale ad una mostra delle opere di Edward Hopper, pittore americano del ’900. Da quelle opere si intuiva una prerogativa di quel pittore fino a quel momento sconosciuto: la sua tendenza a giocare con la luce e con le ombre. In certe opere sembrava proprio di vedere l’immagine scattata da un apparecchio fotografico. L’idea da quel primo incontro con Hopper fu quella di tentare di proporre  un lavoro di ricerca fotografica che ripercorresse l’ispirazione Hopperiana.

Ricerca

Partimmo subito con un lavoro di ricerca e studio sull’artista che ci ha fatto ben presto scoprire quanto i dipinti di Hopper abbiano sempre richiamato un vasto pubblico e stimolato l’immaginazione in maniera profonda e vibrante. La sua opera, oltre ad aver influenzato numerosi altri pittori, ha stimolato sia registi cinematografici (Alfred Hitchcock, David Lynch, Paul Thomas Anderson) ma anche fotografi e narratori. Edward Hopper dipinge la luce come se si trattasse di una vera e propria forma di annunciazione, nella quale l’aria è piena di purezza coinvolgendo l’osservatore in una visione nella quale sfugge la sorgente stessa. La luce di Hopper infatti non invade l’atmosfera come accade spesso nell’impressionismo, ma è come se un raggio diretto e ampio aderisse completamente alle pareti, agli oggetti ed alle persone. Giocando con la luce secondo questa modalità Hopper trasmette quella atmosfera di solitudine che spesso trasuda dai suoi soggetti sacralizzando momenti della vita quotidiana. Proprio per questa sua abilità straordinaria nel rappresentare la luce in ogni suo quadro, l’opera di questo artista si sarebbe prestata mirabilmente ad essere ripercorsa utilizzando la fotografia, divenuta ormai anche questa una forma d’arte, che letteralmente significa appunto “disegnare con la luce”.

Questi primi risultati della ricerca furono portati a conoscenza del gruppo fotografico che subito prese coscienza della possibilità, da parte di ogni partecipante al gruppo stesso, di poter dare il proprio contributo nell’interpretare il lavoro di Hopper attraverso scatti fotografici. La sfida era stata lanciata: non riprodurre con la tecnica fotografica la singola opera di Edward Hopper, quanto piuttosto giocare con la luce e le ombre come l’artista nel tentativo di ricreare le atmosfere dei suoi dipinti.

Preparazione

Chiarito l’obiettivo si trattava di iniziare l’attività pratica tenendo conto che un circolo fotografico come il nostro, è un’entità eterogenea e quindi la difficoltà maggiore sarebbe stata quella di creare situazioni simili a quelle raccontate da Hopper ma che potessero sollecitare la creatività di persone diverse abituate a operare fotograficamente in contesti molto diversi. L’idea di creare un set poteva essere da una parte una realizzazione complicata per gli spazi limitati che il circolo aveva a disposizione, ma allo stesso tempo un momento di confronto e di aggregazione per facilitare successivamente un lavoro omogeneo.

Prendendo spunto da alcune opere di Hopper è stato progettato un set che rappresentasse una stanza con una finestra ed una porta all’interno della quale dislocare di volta in volta del mobilio a seconda dello scatto (un tavolo, una sedia, una poltrona, una scrivania, un letto, etc.etc). Come avevamo previsto la semplice realizzazione del set stimolava già di per sé i vari componenti del gruppo di lavoro a immaginare uno o più scatti da realizzare.

Un altro aspetto fondamentale per il progetto sarebbe stata la gestione delle luci per riprodurre i giochi di ombre sempre presenti nei quadri dell’artista, per cui è stato necessario un minimo di lavoro teorico per consentire a tutti di avere un minimo di padronanza nella gestione di flash e degli spot disponibili.

Ultimo lavoro preparatorio prima di iniziare gli scatti la ricerca di modelle e modelli con vestiti e costumi adeguati per gli scatti. Nell’ambito di questa ricerca di persone adatte a svolgere il ruolo di modelli si è presentata l’opportunità di una sessione di scatti all’interno del teatro “Vittorio Alfieri” di Montemarciano (AN). Opportunità che è stata sfruttata in quanto le opportunità sceniche presenti all’interno del teatro si prestavano bene a ricreare le atmosfere tipiche delle opere di Hopper. Si è pensato quindi di sfruttare questa opportunità per effettuare scatti sia sul palcoscenico che in platea.

Terminata quindi questa attività preparatoria non rimaneva che dare inizio alla parte realizzativa partendo prima di tutto dagli scatti da effettuare. Un’attività che è iniziata con la scelta da parte di ogni partecipante al progetto dell’opera dell’artista da prendere come riferimento per riprodurre giochi di luci e atmosfere.

Presentazione lavoro

Il progetto si concretizzerà nella presentazione degli scatti effettuati in una mostra che si terrà ad Ancona. La mostra sarà quindi il risultato di un lavoro di ricerca che avrà impegnato il gruppo prima nello studio delle opere di Edward Hopper per poi avere ricadute in ambito fotografico. Infatti non si tratterà solo di effettuare degli scatti che riproducano i quadri dell’artista, ma anche e soprattutto di un lavoro di ricerca sull’utilizzo delle luci e delle tecniche di ripresa fotografica per dare vita ad immagini che consentono all’osservatore di calarsi nelle atmosfere di stile Hopperiano. A tale proposito saranno utilizzate anche tecniche di post-produzione avanzate proprio per avvicinare lo scatto fotografico alla tecnica pittorica di Hopper nell’intento di mettere l’osservatore su una linea di confine fra fotografia e pittura: “Sto osservando uno scatto fotografico o un quadro ?”. Un lavoro comunque guidato sempre dall’obiettivo non di “copiare” l’opera quanto piuttosto di “riprodurre” l’atmosfera.

Proprio per questa peculiarità del lavoro che avvicina l’attività più ad una ricerca che ad una semplice proposta di scatti a tema, il gruppo Crua-Scattoflessibile ha chiesto ed ottenuto il patrocinio dell’Università Politecnica delle Marche per la presentazione del lavoro all’interno della manifestazione annuale denominata “Sharper – La Notte della Ricerca Europea 2018”.  La manifestazione si terrà nel pomeriggio e sera di venerdì 28 settembre nel centro della città di Ancona. All’interno della manifestazione sarà presente, insieme ai vari stands di Univpm, anche uno stand del Crua-Scattoflessibile con esposte le opere fotografiche. Successivamente, conclusa la manifestazione, le opere stesse saranno esposte per una settimana intera all’interno di Palazzo Camerata, gentilmente concesso dal Comune di Ancona, per consentire la visione alla cittadinanza. Il palazzo sembra essere la sede opportuna con le sue sale di mattoni per gustare a pieno le atmosfere create attraverso gli scatti fotografici.

Gli autori

Progetto di Gianni Plescia

Fotografi

Aldo Moglie

Andrea Pierantoni

Edoardo Pisani

Elisabetta Aquilanti

Giovanni De Matteis

Gianni Piangerelli

Giovanni Figuretti

Lara Grassi

Massimo Tamberi

Roberto Bontempi

Tiziana Torcoletti

Ugo Marinelli

Un ringraziamento al Teatro del Sorriso per l’utilizzo degli arredi

Galleria delle immagini realizzate

La mostra è stata riproposta dal 23 Dicembre 2018 al 6 Gennaio 2019 presso la Galleria “Le Muse” di Camerano con un notevole successo. Di seguito una testimonianza della mostra atrtaverso un video realizzato dal nostro socio Aldo Moglie